Articolo pubblicato su LECCOonLINE il 29 aprile 2017

In occasione della Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto, nella mattinata di ieri, venerdì 28 aprile, il Gruppo Aiuto Mesotelioma è tornato ancora una volta nelle scuole, per sensibilizzare i più giovani al problema sociale, umano e sanitario dell’eternit, un “killer silenzioso” che ogni giorno causa la morte di otto italiani: protagonisti, in questa occasione, gli studenti di nove classi dell’Istituto Bertacchi, che hanno dato il benvenuto in aula magna a Cinzia Manzoni, presidente della Onlus lecchese, accompagnata dall’architetto Laura Arlati e dalla signora Carla Spreafico, che ha portato la sua testimonianza di moglie di una vittima dell’amianto.

Da sinistra: l’architetto Laura Arlati, Carla Spreafico, Cinzia Manzoni, Gaia Riva, rappresentante degli studenti dell’Istituto Bertacchi

“Anche se per noi è sempre doloroso parlare di questi temi, sappiamo bene che la prevenzione è l’unica arma possibile per combattere il mesotelioma causato dall’amianto, per il quale, al momento, non esistono cure” ha affermato Cinzia Manzoni.
“Crediamo molto nei giovani, che abbiamo il dovere di sensibilizzare per far sì che possano costruirsi un futuro migliore: sarebbe bello portare avanti anche qui un progetto più ampio, magari nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, come sta già accadendo con gli studenti del Bovara, impegnati presso il nostro sportello amianto aperto a cadenza bisettimanale presso il Comune di Lecco. Si tratta di un tema molto importante, che deve interessare ognuno di noi: l’eternit, infatti, non è pericoloso soltanto per coloro che ne sono a stretto contatto in determinati ambienti lavorativi, perché è davvero un “killer silenzioso” che si diffonde nell’aria sotto forma di microgranuli di polvere andando a colpire senza difficoltà le membrane pleuriche e peritoneali dei polmoni. Questi ultimi finiscono così per infiammarsi, non consentendo più un regolare processo respiratorio e portando alla progressiva formazione di un cancro, con la nascita di cellule tumorali destinate a diffondersi in tutto l’organismo umano”.

Cinzia Manzoni e Carla Spreafico

Stando ai dati statistici, il mesotelioma si presenta maggiormente nelle zone dell’Italia settentrionale, con circa 2000 casi all’anno in tutta la penisola, una quindicina dei quali proprio in Provincia di Lecco: nel nostro capoluogo ci sarebbero ancora 71.000 metri cubi di amianto da smaltire, l’equivalente di un palazzo pieno di 13 piani. Nonostante ciò, non è ancora stata realizzata una mappatura completa della città per poter procedere alla bonifica.
Gli studenti del Bertacchi hanno poi avuto la possibilità di ascoltare un secondo intervento di tipo tecnico a cura dell’architetto Laura Arlati.
“L’amianto è un materiale a struttura fibrosa, la cui pericolosità aumenta sensibilmente nei luoghi chiusi, in contesti in cui è maggiormente friabile e usurato” ha spiegato l’esperta.
“Le sue fibre, infatti, possono disperdersi facilmente nell’aria ed essere inalate in profondità. Benché non sia sempre facile riconoscerlo, sappiamo per certo che già gli antichi Romani se ne servivano per la costruzione di vasi e recipienti, in virtù della sua alta resistenza alle temperature elevate; negli anni ‘50-‘60 del secolo scorso, poi, l’amianto era presente in numerosi contesti della vita quotidiana dei nostri genitori e nonni, dalle tute ignifughe utilizzate dai pompieri alle piastrelle dei pavimenti, dai filtri per le sigarette alla neve finta. Fu soltanto a partire dagli anni ‘70-‘80 che si iniziò a prendere consapevolezza della reale pericolosità di questo materiale, che tuttavia continua ad essere impiegato in diverse parti del mondo. Un esempio emblematico è quello della città di Asbest, in Russia, il più grande giacimento a cielo aperto di amianto al mondo: i suoi abitanti continuano a difendere il suo utilizzo a spada tratta, erroneamente convinti che un adeguato sistema di prevenzione e monitoraggio sanitario permetta di controllare l’impatto delle fibre sull’uomo”.
Una malattia, insomma, davvero “invisibile”, che spesso per i pazienti e i loro famigliari risulta anche difficilmente riconoscibile, dato che ha un tempo di latenza variabile tra i 15 e i 25 anni: l’unica arma per combattere il mesotelioma, quindi, sembra essere la prevenzione, che deve partire proprio dai più giovani.

Decisamente attenti e interessati, gli studenti del Bertacchi hanno colto al volo l’opportunità di porre alle tre ospiti di giornata alcune domande sull’argomento, di cui hanno ammesso di avere una scarsissima conoscenza. Naturalmente, quindi, è stato esteso anche a loro l’invito a partecipare al convegno dal titolo “Amianto: siamo consapevoli dei rischi? Giustizia o ingiustizia per le vittime”, che si svolgerà il prossimo sabato 6 maggio dalle ore 15.00 presso la Sala Porro dell’Ente Fieristico Lariofiere di Erba, organizzato dal Gruppo Aiuto Mesotelioma e dal DIPO in collaborazione con i Comuni di Lecco ed Erba. Interverranno Cinzia Manzoni, la giornalista d’inchiesta Rosy Battaglia, l’avvocato Lara Mara, che da anni si occupa di processi in materia di amianto, il medico del lavoro Dott. Edoardo Bai e il Dott. Raffaele Guariniello, Magistrato che dal 1992 al 2015 si è occupato di procedimenti penali riguardanti la sicurezza del lavoro, dei consumatori e dei malati, nonché di doping e frodi sportive.