articolo pubblicato su www.leccoonline – Scritto Martedì 21 marzo 2017 alle 13:34

La pizzeria è ancora in cantiere: chi si aspettava di trovare sedie e tavolini già al loro posto è rimasto deluso. Tutto, però, per il 31 – è stato assicurato – sarà pronto. Già quest’oggi, sebbene con gli elettricisti ancora indaffarati e i ragazzi impegnati a prendere confidenza con la cucina appena allestita, tra le mura – in spesso cemento armato – dell’ex Wall Street si è comunque iniziato ad assaporare il “gusto” di quell’ambiente che, finalmente, tra una decina di giorni, dopo 25 anni d’attesa, sarà restituito alla collettività.

Thomas Emmeneger con uno dei segnaposto della nuova pizzeria Fiore

Manca ancora il profumo della pizza, anche se il primo impasto è già stato sperimentato e il forno nuovamente accesso già scalda il cuore. Ma gli intervenuti questa mattina “all’anteprima” offerta dalla XXII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie (ora divenuta Giornata Nazionale) organizzata a Lecco dal Coordinamento provinciale di LIBERA e ARCI con il Centro di Promozione della Legalità, hanno già potuto nutrire il loro animo di speranza. Ebbene sì, di quella speranza animata da decine di ragazzi delle scuole superiori del territorio che hanno prima selezionato e poi declamato pubblicamente i nome di 150 vittime innocenti, di uomini e donne che con il loro sangue “hanno bagnato il terreno della volontà di cambiamento” come asserito da Paolo Cereda, nella propria prefazione.

La porta del bunker a terra. Lo spazio, nel seminterrato, diventerà un ufficio

Speranza che qualcosa dunque possa cambiare, partendo dal basso, dalle nuove generazioni. Speranza che l’Italia, come affermato dagli studenti stessi, possa smettere di veder associato, in giro per il mondo, il proprio toponimo alla mafia. Speranza dunque di una rinascita morale, plasticamente rappresentata nella nostra piccola Lecco dalla riapertura dell’ex Wall Street che dal 31 si chiamerà “Fiore – Cucina in libertà” come confermato da Thomas Emmeneger de “La Fabbrica di Olinda”, realtà aggiudicatrice del bando pubblico per la gestione dell’immobile in associazione temporanea d’impresa con Auser e Arci. “E’ un nome straordinario – ha commentato l’assessore al welfare del Comune di Lecco Riccardo Mariani – perché è fatto di gentilezza e bellezza. I petali poi convergono tutti verso il disegno centrale”, al quale saranno chiamati a concorrere le Istituzioni ma anche i semplici cittadini.

 

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“Sotto questo progetto di recupero e restituzione – ha spiegato infatti Cereda in rappresentanza di Libera – ci stanno tre sfide molto grosso: il lavoro, la socialità e la cultura sono le tre gambe del tavolo” ha sostenuto facendo riferimento, in relazione al primo termine, alla necessità di creare, in un momento di crisi, occupazione. “Un bene confiscato oggi deve generare lavoro, lavoro vero per persone pagate onestamente con contratti regolari” ha detto, citando la cooperativa sociale che gestirà la struttura nonché argomentando poi circa le “nuove modalità di fare impresa che potrebbero coinvolgere anche imprese “normali” che fanno business” ed infine evidenziando come insieme alle pizze e alle leccornie della cucina “si farà anche cultura”.

I lettori con Domenico De Lisi, stretto collaboratore di don Puglisi, ospite in città per una serie di incontri

“Auser ha aderito nell’ottica di garantire in città uno spazio in più per fare incontrare le persone” ha detto il presidente Giorgio Mazzoleni. “In tutti questi anni abbiamo continuato a ricordare la storia di questo spazio portando numerose classi a visitare la struttura. Da oggi farla vedere funzionante ha un significato diverso” ha aggiunto Davide Ronzoni di Arci, chiedendo poi ai lecchesi di contribuire al progetto visitando Fiore portando un libro con loro. Alcuni dei volumi saranno usati infatti per abbellire i lampadari della pizzeria. “Diventeranno strumento di luce, per la mente e le persone. Saranno il simbolo di qualcosa che in questo spazio non c’è mai stato”.

L’ex Wall Street si appresta così ad entrare nell’elenco dei “Luoghi di speranza” citati nel titolo dato alla giornata odierna, insieme ai “Testimoni di Bellezza”. E a indicare fisicamente tale passaggio, in quello che fu il bunker in cui il 31 agosto 1992 venne prelevato Franco Coco Trovato, è stata lasciata la porta blindata: da limite invalicabile è diventata “un relitto” scardinato e disteso a terra. Davanti al caminetto attorno al quale il boss e i suoi sodali discutevano di omicidi e droga sfileranno i dipendenti di Fiore, pronti a indossare il grembiule e a rimboccarsi le maniche per portare in tavola margherite e capricciose ma anche sorrisi e gentilezza.