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Una sola scelta sbagliata è in grado di stravolgere la vita di chi l’ha presa e di condizionare per sempre l’esistenza dei suoi cari. È ciò che hanno imparato nella mattinata odierna gli studenti dell’Istituto Bertacchi di Lecco, grazie alla testimonianza di Domenico, Marco e Roberto, detenuti nel carcere di Bollate – nel quale hanno già scontato parte della loro pena – che sono intervenuti, insieme alle istituzioni, presso la Sala Don Ticozzi in occasione della conferenza intitolata “Oltre le sbarre – La cultura della legalità. Un ponte per abbattere le barriere”, organizzata dai rappresentanti d’Istituto in collaborazione con l’artista e arteterapeuta malgratese Luisa Colombo, con il patrocinio del Comune di Lecco.

Una mattinata densa di riflessioni e di testimonianze emotivamente toccanti, relative al tema della legalità e della sua promozione, al rispetto delle regole e all’assunzione di responsabilità, alla prevenzione, oltre che all’importanza dei progetti di recupero e di reinserimento sociale previsti dal nostro ordinamento giuridico e sviluppati all’interno dei penitenziari. Tra questi progetti anche il laboratorio di arteterapia “Oltre le sbarre”, ideato e realizzato proprio dalla Dottoressa Colombo con i suoi “ragazzi” di Bollate, un vero e proprio percorso di “autoanalisi”, per ripensare agli errori commessi e imparare, per quanto possibile, a perdonarsi.

“Quando senti il botto del pesante cancello che ti si chiude alle spalle, cominci a realizzare che stai entrando in un luogo “protetto”: un posto che protegge… Che protegge chi sta fuori da chi viene condotto lì dentro e che protegge da sé stesso, o tenta di farlo, chi viene scortato in quel territorio”, ha spiegato Colombo. “Un mondo dove la libertà si respira attraverso le pesanti sbarre che arredano ogni finestra e dove risuona un perenne tintinnio di chiavi dorate, che aprono e chiudono porte e cancelli. Allora ti fermi, respiri profondamente e oltrepassi la soglia, lasciando fuori giudizi e pregiudizi e vai oltre le sbarre, dando inizio all’avventura nel pianeta della reclusione forzata”.