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Di ritorno dalla Sicilia, ospitiamo il diario di viaggio della classe 3^A dell’Istituto Bertacchi di Lecco, protagonista del viaggio di istruzione nei territori di Palermo, Cinisi e Portella della Ginestra organizzato da Arci Lecco nell’ambito delle attività promosse dal Centro di promozione della Legalità. 

La nostra classe insieme all’ARCI di  Lecco ha intrapreso un percorso di alternanza scuola-lavoro sul tema delle mafie e dei beni confiscati, che si inserisce anche nelle attività del CPL. Per un primo approccio alla mafia abbiamo svolto insieme ai formatori ARCI dei laboratori che ci hanno portato a conoscere il ruolo che la mafia ha all’interno della nostra società; a comprendere come situazioni che ai nostri occhi sembrano ordinarie siano in realtà ingiuste e vadano affrontate  ed  inoltre abbiamo approfondito le principali stragi causate proprio dal grande mostro che è la mafia.
Grazie all’ARCI abbiamo conosciuto realtà che sono passate dalle mani della Mafia a quelle della collettività e sono diventate un vero punto di riferimento per tutta la città di Lecco, come “Il Giglio” e la pizzeria “Fiore”, dove ora sono presenti attività volte al benessere sociale e non più di tipo criminale. L’altra esperienza significativa è stata quella che abbiamo vissuto  in Sicilia, dove abbiamo potuto incontrare testimoni di mafia e ragionare veramente sugli effetti che essa ha avuto sul territorio.

2/04/2019

La nostra esperienza inizia alle 5.30 del mattino nel momento in cui partiamo in bus da Lecco verso l’aeroporto di Orio Al Serio. Per alcuni di noi è la prima volta in aereo e prima della partenza si sente nell’aria un misto di agitazione e paura; alle 10:45 atterriamo senza problemi all’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo. Veniamo trasferiti subito a Corleone e accolti alla Casa Caponnetto da Calogero Parisi, presidente della cooperativa, e dal sig. Franco, socio di lunga data a cui tutti noi ci affezioniamo subito.

Dopo un buon pasto, noi ragazzi abbiamo la possibilità di girare autonomamente per Corleone per poi tornare a Casa Caponnetto dove il sig. Parisi ci introduce alla cooperativa, alle loro iniziative per contrastare la mafia ed alla storia della casa, bene sequestrato ai nipoti di Totò Riina. In seguito incontriamo Pippo Cipriani, ex sindaco di Corleone che ora lavora nel settore agro-alimentare, il quale ci spiega cosa vuol dire essere a capo di un comune così afflitto dalla piaga della mafia; le ragioni che hanno spinto alla formazione di Libera; e fa un ulteriore approfondimento sulla storia della casa in cui ci troviamo. Dopo un secondo giro per il paese concludiamo la nostra giornata con una cena, e dalla stanchezza andiamo a dormire molto presto.

3/04/2019

Dopo un faticoso risveglio e la colazione, usciamo e ci incamminiamo per esplorare meglio Corleone guidati dal sig. Parisi e oltre alle bellezze naturalistiche, che sono state sfondo di molte foto, ci soffermiamo ad ammirare chiese e monumenti, come il Monastero del Santissimo. Visitiamo anche il museo etnografico del paese che contiene molti oggetti della vita quotidiana dei corleonesi del secolo scorso. Non possiamo fare a meno di fermarci in una pasticceria in centro al paese dove gustiamo il nostro primo cannolo.
Come ultima tappa della mattinata ci rechiamo al cimitero di Corleone dove vediamo le tombe di Placido Rizzotto, sindacalista e politico che dedicò la sua vita alla lotta contro la mafia, da cui fu assassinato; e di Bernardino Verro, primo sindaco socialista di Corleone che lottò per i diritti dei meno abbienti. Dopo essere tornati alla Casa e aver pranzato ci prepariamo per la gita pomeridiana. Alle 15:00 partiamo con il bus e dopo 1h 40 di viaggio giungiamo a Cinisi, paese conosciuto non solo per ospitare l’aeroporto ma anche per essere il luogo dove ha vissuto Peppino Impastato, giovane figlio di un “uomo d’onore” che ha dato la vita per la lotta contro la mafia.

Per entrare nella Casa Memoria “Peppino e Felicia Impastato”, che fu casa di Peppino e sua madre ora divenuta un museo, dobbiamo aspettare. Tuttavia l’attesa è allietata dalla compagnia di Franco e, per alcuni di noi, da una buona pizza fritta.

È molto interessante la spiegazione della guida che approfondisce la nostra conoscenza della storia di Peppino ma è particolarmente d’impatto entrare nelle stanze che erano un tempo i luoghi della sua quotidianità. Torniamo a Corleone giusto in tempo per la cena e così si conclude la nostra seconda giornata in Sicilia.

4/04/2019

La mattina del terzo giorno ci aspetta, oltre alla pioggia, la visita alla Guardia di Finanza di Corleone, immenso edificio fatto costruire da Riina con l’obiettivo, mai raggiunto, di andarci un giorno ad abitare. Veniamo accolti da un carabiniere che ci racconta della sua infanzia vissuta in una Corleone dove ogni propria azione era fortemente influenzata dalla presenza mafiosa e dove anche i bambini erano ormai abituati ad assistere a sparatorie. Successivamente ci spostiamo, poco lontano, nella casa confiscata al mafioso Provenzano e che ora ospita il “Laboratorio della Legalità”.
Lì veniamo introdotti a come si è sviluppata la mafia corleonese nel XX secolo e ci sono raccontati episodi di ragazzi del posto desiderosi di dissociarsi anche solo dallo stereotipo che vede Corleone come popolata unicamente da affiliati a Cosa Nostra.
Nel pomeriggio è in programma un’altra gita. Questa volta la meta è Portella della Ginestra, luogo della strage del 1° Maggio 1947 in cui la mafia uccise 11 persone andate a celebrare la Festa dei Lavoratori.

Fuori piove così tanto che, una volta parcheggiati davanti al luogo della sparatoria, accogliamo Serafino Petta, superstite della strage, direttamente nell’autobus. Il suo racconto di come ha visto morire davanti ai suoi occhi tutte quelle persone, di cui la maggior parte bambini, è molto commovente. La successiva lettura dei nomi dei caduti durante la strage non è servita certo a risollevare il nostro morale. Tuttavia, non ci siamo fatti un ora e mezza di viaggio da Corleone per rimanere chiusi in un bus: ci facciamo coraggio e corriamo sotto la pioggia per osservare più da vicino il luogo della strage. Tornati a Casa Caponnetto, ceniamo con le tipiche arancine preparateci in onore dell’ultima sera di permanenza.

5/04/2019
L’ultimo giorno si apre con una veloce colazione e gli ultimi preparativi. Una volta chiuse le valigie e accertatisi di non aver dimenticato nulla lasciamo definitivamente Corleone che, nonostante dei sospetti iniziali, avevamo imparato ad apprezzare.

Arriviamo a Palermo attorno alle 10:00 e veniamo accompagnati dalle professoresse e dal sig. Parisi ad ammirare alcune bellezze della città: il Palazzo dei normanni, la Cattedrale di Palermo e la Fontana Pretoria. Camminando per le vie di Palermo e nel mercato “Ballarò” possiamo apprezzare l’atmosfera ed il carattere di questa città piena di vita.

Dopo un buon pranzo in ristorante risaliamo sul bus che ci porta al Centro Studi “Paolo e Rita Borsellino” situato in un complesso di villette confiscate a Riina ed altri mafiosi. Ci viene raccontata la figura del magistrato Paolo Borsellino, di cui non avevamo molto discusso nei tre giorni precedenti, e del contributo che sua sorella Rita ha dato al Centro che, dopo la sua recente scomparsa, ha preso pure il suo nome. In seguito l’autobus ci conduce in Via D’Amelio, nella periferia nord di Palermo, luogo dell’attentato del 19 Luglio 1992 ad un Borsellino (foto borsellino)che era andato abitualmente a fare visita alla madre.

Per commemorare questa strage, ella volle che si piantasse nella via un ulivo proveniente dalla Palestina che negli anni a seguire è diventato una meta di pellegrinaggio per chiunque voglia andare a ricordare il sacrificio di Paolo e della sua scorta.

Dopo un’ultima tappa in pasticceria a comprare dolci da portare a casa per la gioia dei propri cari, risaliamo in bus per l’ultima trasferta all’aeroporto di Punta Raisi.

Arrivati all’altezza di Capaci guardiamo tutti fuori dal finestrino perché passiamo proprio accanto al monumento commemorativo della strage in cui persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, anch’egli come l’amico Borsellino occupato nella lotta contro Cosa Nostra, la moglie e gli uomini della scorta. In aeroporto la tipica tristezza da fine viaggio non si fa ancora sentire, non come la stanchezza conseguente all’aver camminato per mezza Palermo.

CONCLUSIONE
Questa esperienza ci ha lasciato sicuramente molto.
Studiare tra i banchi di scuola la criminalità organizzata e le iniziative che sono state prese per combatterla è sicuramente importante, ma è andando nei luoghi delle stragi e in paesi come Corleone che si capisce come in realtà ,ciò che spesso erroneamente ci appare come un passato trascurabile, è parte della quotidianità di molti ragazzi della nostra età ancora oggi.

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contra la rassegnazione, la paura e l’omertà”
cit. Peppino Impastato
I ragazzi di 3^A