Articolo di Ugo Baglivo – pubblicato su www.resegoneonline.it – Lecco, 10 ottobre 2016  

Un pomeriggio che ha raccolto anche le esperienze delle scuole lecchesi (Bertacchi, Parini, Grassi, Manzoni, Badoni, Medardo Rosso)

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Non una semplice presentazione di una pubblicazione, ma tutto un convergere di opinioni e racconti di esperienze sulla mafia e la mafiosità come stile di vita, ieri come oggi, in sud-Italia come in ogni parte del mondo, E’ stato questo il succo dell’incontro a più voci che si è tenuto alla Libreria “Mascari 5” a Lecco, il pomeriggio dell’8 ottobre, prendendo spunto dal romanzo di Luigi Garlando, dal titolo “ Per questo mi chiamo Giovanni”, ed. BUR Rizzoli, giunto alla diciannovesima edizione.

Il romanzo è avvincente lettura per ragazzi e non solo per ragazzi: ambientato a Palermo e dintorni, è il racconto di un papà di quarant’anni al figlio di dieci anni, Giovanni, dell’intreccio tra la vicenda di Giovanni Falcone e quella del ragazzo Giovanni, che di Falcone tramanda il nome e interpreta il messaggio. L’autore, Luigi Garlando, è giornalista della Gazzetta dello Sport, e sa raccordare magistralmente agli interessi sportivi dell’adolescente i pensieri “grandi” del racconto del padre su chi era Giovanni Falcone.

Così, in una gita in macchina per varie tappe nella città siciliana, il padre spiega al figlio come mai, tra tutti i nomi possibili, per il ragazzo è stato scelto quello di Giovanni; si snodano così piano piano le vicende salienti della vita di Falcone, come gli inizi di carriera al Palazzo di Giustizia a Trapani, e poi l’esperienza tremenda di Palermo, quando portò in tribunale tutto il fior fiore della mafia siciliana, e poi gli ultimi anni a Roma, da cui il magistrato tornava ogni tanto nella sua Sicilia. Come l’ultima volta, quel 23 maggio 1992, quando cadde nell’imboscata della mafia, con la sua auto massacrata da cinque quintali di tritolo; una delle due auto della scorta scampa alla tragedia, l’altra soccombe con tutti i suoi occupanti, come quella del resto di Giovanni Falcone e sua moglie.

L’intreccio non è solo tra la storia di Falcone e la vita del bambino Giovanni; anche il padre del bambino, proprietario di negozi, dopo anni di pagamenti del “pizzo” si riscatta, ribellandosi all’estorsione. Come il bambino si riscatta dalle angherie da lui subite silenziosamente che gli riserva il bullo della sua scuola: la mafia (o meglio la mafiosità) comincia dagli anni di scuola!

Ecco perché il pomeriggio letterario alla Libreria “Mascari 5” raccoglie anche le esperienze delle scuole lecchesi (Bertacchi, Parini, Grassi, Manzoni, Badoni, Medardo Rosso) svolte nell’ultimo anno negli istituti, ma anche nei campi detti “della legalità”, in Calabria per esempio, come forme di educazione per il superamento del bullismo, per il superamento del sopruso dei forti sui deboli, della mafiosità appunto.

Ha introdotto i lavori di testimonianza sulle esperienze pedagogiche lecchesi Paolo Cereda, coordinatore provinciale dell’associazione “Libera”, che promuove la cultura della legalità in vari modi, in tutto il territorio nazionale: giustizia, giustizia sociale, pace e solidarietà, tutela dell’ambiente; contro ogni forma di violenza, a partire dalla memoria delle vittime di mafia, fin dal 1995 (“Libera” fu fondata tre anni dopo la morte di Falcone).

Ad animare le esperienze scolastiche lecchesi si è prestata anche l’associazione “Lo stato dell’arte”, che aderisce a “Libera”, come una miriade di altre associazioni di impegno sociale: l’arte, in un modo tutto speciale, favorisce l’inserimento del giovane nel gruppo, e crea un ambiente equilibrato e rispettoso delle regole; come spiega ai presenti Alberto Bonacina, che guida l’associazione a Lecco.

A rappresentare le scuole lecchesi, sono presenti tre degli insegnanti promotori: la prof. Valeria Cattaneo, dell’Istituto Bertacchi (capofila dell’iniziativa), la prof. Carmen Greco, dell’Istituto Parini, e la prof. Susanna De Maron, del Liceo Scientifico Grassi. Interessanti poi le testimonianze dirette dei ragazzi, che raccontano al pubblico – commentando i loro filmati – la loro esperienza di stage nei “campi della legalità”.

Insomma una scuola che si avvicina alla vita reale, una scuola che cala i programmi teorici delle varie materie nel tessuto della vita sociale della città, dei gruppi dei pari, come della nazione, dei gruppi di “buona” e “mala” vita organizzati. Così la Libreria perde l’odore di stantio dei libri incolonnati negli scaffali di biblioteca e assume l’aspetto – gradevole e ben più utile – dell’impegno sociale, della vita reale, portando non solo i giovani (ma anche gli adulti presenti o lettori) alla “educazione alla legalità”.

Plauso alla Libreria “Mascari 5”, plauso alla cultura che si mette al servizio della vita! Prossimo appuntamento sull’argomento: 14 ottobre p.v., ore 20,30, in Sala Ticozzi a Lecco, per la lettura scenicadello stesso romanzo di Luigi Garlando “Per questo mi chiamo Giovanni”. Un continuum dalla libreria al teatro, sempre con lo sguardo rivolto alla vita reale.